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AFRICA/CONGO RD - La nomina del candidato successore a Kabila è un passo importante, ma molto rimane da fare in vista del voto

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Posted on: 08/25/18
Kinshasa - “Un passo avanti, ma molto resta ancora da fare”. Così la maggior parte dei commentatori indipendenti, congolesi e internazionali, ha accolto la designazione dell’ex Ministro degli Interni, Emmanuel Ramazani Shadary come candidato dell’attuale maggioranza per le elezioni presidenziali che si terranno il 23 dicembre nella Repubblica Democratica del Congo.
L’annuncio della scelta di Shadary da parte del Fronte Comune per il Congo , mette fine ai timori sulle intenzioni del Presidente uscente, Joseph Kabila, di cercare di ripresentarsi alle elezioni per ottenere un terzo mandato in palese violazione della Costituzione, che prevede solo due mandanti presidenziali.
Tra coloro che si sono felicitati per la candidatura di Shadary, ci sono i Vescovi congolesi, che attraverso il Segretario Generale della Conferenza Episcopale congolese , don Donatien Nshole, hanno reso noto che “la CENCO prende atto del fatto che la maggioranza ha designato un candidato diverso dal Presidente della Repubblica e che ciò rappresenta un passo importante nella direzione del rispetto della Costituzione e dell’accordo del 31 dicembre 2016”.
Ma l’Episcopato sottolinea che “rimangono ancora aperti molti problemi che devono essere presi in considerazione: il consenso sull’uso o meno della macchina per votare, la questione del registro elettorale che contiene molti elettori registrati senza impronte digitali, le varie misure di rasserenamento del clima politico che non sono ancora state applicate in modo soddisfacente. Se non si tiene conto di tutto questo, si rischia di credere di aver risolto tutti i problemi e di arrivare a delle elezioni con risultati che saranno immediatamente contestati e che daranno inizio ad una nuova crisi politica”.
“Sono oltre sei milioni gli elettori registrati senza impronte digitali” spiega una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo. “È vero che la legge elettorale prevede la possibilità di omettere le impronte digitali degli elettori con mani amputate o dite lesionate o ustionate. Ma sei milioni di elettori registrati senza impronte digitali è un numero troppo elevato e difficile da giustificare sulla base della disposizione legislativa appena citata” sottolinea la nota.
Per quel che riguarda la questione delle macchine elettorali, la nota ricorda che “temendo che esse possano favorire altri brogli elettorali, l’opposizione si dice nettamente contraria al loro utilizzo ed esige di ritornare al voto cartaceo”. “Si tratta di una richiesta che, benché legittima, non ha più alcun senso, dal momento in cui la Commissione Elettorale ha già da tempo firmato un contratto e investito soldi per la sua fabbricazione ed è già in attesa di un primo lotto di 35.000 esemplari”.
“È vero che, in un Paese in cui le nuove tecnologie dell’informatica e della comunicazione non sono ancora molto diffuse, gran parte della popolazione troverà difficile usare questo strumento di alta tecnologia. Ma questo problema potrebbe essere risolto, almeno in parte, se i partiti e la società civile accettassero di collaborare con la Commissione Elettorale nella formazione al voto dei cittadini” conclude la nota.


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